| UN INCONTRO VOLUTO DAL DESTINO
Repubblica — 25 ottobre 1996
PARIGI - Sul tavolo, il ritaglio di un giornale: ' Peter Handke furioso: giornalisti bugiardi' . Nell' appartamento, tutto bianco, che abita a Parigi, a due passi da Place des Vosges, Kim Rossi Stuart ha portato il suo ordine e un piccolo computer. "Ogni tanto mi metto a scrivere, conosco solo i comandi indispensabili". Da tre mesi, da quando ha iniziato le riprese de Il rosso e il nero, si è trasferito qui: nel poco tempo libero visita i musei, fa la spesa, si mescola alla gente e scomparirebbe volentieri quando gruppi di turiste italiane fanno i salti di gioia incontrandolo. "Non è che mi dia fastidio, ma è imbarazzante, non so bene come comportarmi. Pensano di poterti conoscere attraverso i film. Scrivono. A Roma c' è una ragazza che da un anno e mezzo affida regali e magliette, anche roba cucinata, alla mia vicina. Poi ci sono quelle che lasciano insulti alla segreteria telefonica. Un sacco di insulti, perchè dicono che ' sono distante' . Io non le capisco". Alto, gentile, esitante nel modo di muoversi e di parlare, più aperto ai dubbi che alle certezze, Rossi Stuart, a 27 anni, da idolo delle ragazzine - sedotte dalla sua bellezza delicata e da una timidezza che in tempi di grande volgarità appare irresistibile - si è costruito una solida carriera. Era il principe della favola televisiva Fantaghirò; con Alessandro D' Alatri è diventato il fragile psicopatico di Senza pelle, film che lo ha fatto scoprire, lodato dalla critica e apprezzato dal pubblico; Umberto Marino lo ha voluto disperato e aggressivo in Cuore cattivo; ha debuttato a teatro con Re Lear di Ronconi, accompagnato da un tifo da stadio. Girerà un nuovo film con D' Alatri ("abbiamo un progetto insieme, ma è presto per parlarne"), ed è ancora in teatro il suo futuro: da gennaio riprende Il visitatore di Schmitt, accanto a Turi Ferro. Ora veste la rigida marsina di Julien Sorel "che mi impone di camminare dritto, e forse mi ha aiutato a curare la scoliosi. Ho sempre camminato con le spalle un po' curve, non solo per l' altezza. Questo ruolo è legato al destino. Ero a Trieste, a teatro, e una ragazza mi ha portato Il rosso e il nero, con una dedica: ' Ti esorto a leggere questo romanzo, il personaggio è perfetto per te' . Non l' avevo mai letto, due giorni dopo mi chiama il mio agente per dirmi del progetto di fare il film per la tv... Non avevo intenzione di fare televisione: nel 90 per cento dei casi mi sembra molto brutta. Ho iniziato a leggere il libro e mi sono appassionato, ma sembrava che dovesse andare tutto all' aria, i produttori volevano un attore francese. Poi sono andato in Giappone per la promozione del film di Antonioni Al di là delle nuvole, e intanto, a Parigi, si erano convinti a farmi il provino". Il primo Sorel era Gérard Philipe. "Simpatico, ho visto il film qualche sera fa. Julien non l' ho pensato come un uomo arrogante, è troppo furbo, arrivista, la sua necessità di piacere va al di là della conquista sociale. ' Ho sempre cercato la verità' dice quando è in prigione ' ma dov' è questa verità? Purtroppo anche nei virtuosi, negli uomini più grandi, c' è un fondo di ipocrisia' . Una persona che parla così, secondo me, ha fatto una ricerca interiore". Come vede le due donne della storia? "Madame de Renal ha un carattere forte, è dura, integrata nella società rappresentata dal marito, ci mette più tempo ad abbandonarsi; l' ambiguità è rappresentata da Mathilde, che ha una personalità così sfaccettata da fargli perdere la testa, è isterica, con un tira e molla estenuante riesce a disorientarlo. Il film è bello, ricco, hanno cercato di non tradire il romanzo... solo che i ritmi di lavoro sono massacranti: anche quindici ore al giorno. Però è bello vedere che tutti fanno lo stesso sforzo: dai macchinisti agli attori. La Bouquet è una grande star, ma è generosissima". Come sceglie i film? "Semplicemente, cerco di lavorare con le persone che hanno un' esigenza reale di fare cinema. In base ai personaggi, certo, ma non solo: quando lavoro amo il progetto, devo avere un rapporto profondo con il regista. Purtroppo non è facile fare un certo tipo di film, perchè in Italia, nonostante la situazione sia migliorata, non c' è una grande produzione. Forse sono presuntuoso, ma vorrei che si puntasse in alto, perchè troppi film sono diventati un ammasso di immagini. A me piace il cinema che abbia una storia da raccontare, che ti lasci qualcosa. Ho visto ' Professione reporter' e mi è rimasto dentro per due giorni. Ho cominciato a fare questo lavoro perchè dovevo mangiare, quando potevo anche pagarmi l' affitto ho cominciato a scegliere: avere dei soldi in più non mi interessa". Con Woody Allen com' è andata? "Veramente non so che fine ho fatto nel suo film, ho girato due pose... Lui è molto naturale, come me lo immaginavo. E' piccolino, hai paura che se lo tocchi crolla, ma senti che sotto c' è una grande forza, sa esattamente quello che vuole. Lascia liberi gli attori, cerca la verità. A una ragazza continuava a ripetere ' Please, don' t try to be funny' , ' Non cercare di essere divertente' . E' uno dei grandi di questo secolo, ma sinceramente non sono mai stato fissato con i suoi film: dopo aver girato Everyone says i love you ho visto le cassette e ho capito che artista è. Ha una capacità straordinaria di integrare la vita quotidiana nelle storie". Come ha vissuto i cambiamenti politici di questi anni? "Con un senso di grande liberazione, ero come in una bolla d' aria, capivo che tutto funzionava per spinte e raccomandazioni. La voglia di cambiare mi ha messo di fronte a me stesso. Questo lavoro, con l' inevitabile narcisismo, non mi ha aiutato ad aprirmi. Mi sento liberato davanti alla macchina da presa. Meno nella vita".
Repubblica — 28 giugno 1997
ROMA - Kim Rossi Stuart, attore non ancora trentenne - osannato dalle ragazzine che ancora lo ricordano angelico in Fantaghirò e gli hanno fatto un tifo da stadio per il Re Lear di Ronconi - è "schivo e riservato". "Scelgo solo le cose che mi emozionano" dice l' attore, "sento di voler fare questo lavoro soltanto se preso da motivazioni forti, altrimenti mi sento un mercante d' immagini". E' proverbiale la sua lontananza dalla mondanità e da tutto ciò che, legato allo spettacolo, appartiene alla sfera delle pubbliche relazioni, interviste comprese, "può capitare", dice, "che si venga mercificati e forse fa parte del gioco anche se alcune regole andrebbero riviste in merito a scandali e pettegolezzi. Io però voglio essere me stesso sempre, la coerenza è una delle poche cose che dipendono veramente da noi". E a proposito di scelte parla del Rosso e il Nero, il romanzo di Stendhal interpretato per la tv francese Tf1 e per Mediaset (Canale 5 lo trasmetterà la prossima stagione in due puntate) e del nuovo film di Alessandro D' Alatri, I giardini dell' Eden, che comincerà a settembre e in cui sarà Gesù. "Certo", dice Rossi Stuart, "il personaggio è il prototipo dei prototipi e una qualche inquietudine me la mette. Quel che è certo è che avrò il massimo rispetto sapendo di avere altrettanta responsabilità". Con D' Alatri torna a girare dopo Senza pelle. Quanto al Julien Sorel di Il Rosso e il Nero, Kim Rossi Stuart confessa che era nel suo destino: "Durante una tournèe teatrale, a Trieste una ragazza mi regalò il romanzo di Stendhal, con una dedica: 'Sorel è perfetto per te' . Una settimana dopo ero in Francia per il provino del film". Una produzione sontuosa, diretta da Jean Daniel Verhaeghe, con Carole Bouquet nel ruolo di Madame De Renal che per lui perderà tutto, e l' emergente Judithe Godreche in quelli di Mathilde che per lui rinnegherà ogni orgoglio. "Ho cercato per quattro mesi di avere ogni giorno la massima concentrazione per trasmettere il senso di questo romanzo. Julien Sorel è il personaggio che, leggendo il libro, ho avuto la sensazione di conoscere bene: i suoi percorsi, i suoi pensieri li sentivo vicini. Le mie scelte di oggi sono tutte dettate dall' emozione". Al lavoro di attore Rossi Stuart crede fortemente: "Era quello che volevo fare, mi fa sentire realizzato, soprattutto il teatro. Non potrei concepire questo lavoro senza il palcoscenico".
IL DELICATO KIM UN INTERPRETE PER STENDHAL
Repubblica — 12 agosto 1996
ROMA - Kim Rossi Stuart sarà Julien Sorel, il protagonista di Il Rosso e il Nero di Stendhal, in un film per la tv che Mediaset e la rete francese Tf1 coprodurranno in due puntate e che andrà in onda nella prossima stagione televisiva. Per Kim Rossi Stuart, 26 anni, bellezza delicata, idolo delle giovanissime, e già un lungo elenco di buoni film nel curriculum (da Senza pelle di Alessandro D' Alatri a Cuore cattivo di Umberto Marino fino all' impegno in Al di là delle nuvole di Antonioni-Wenders) - oltre a un' esperienza positiva in teatro nel Re Lear di Ronconi - si tratta di un ritorno alle origini, agli esordi della carriera. Il giovane attore, infatti, prima di essere scoperto dal cinema, è stato protagonista di diversi sceneggiati come Dov' eri quella notte di Salvatore Samperi, Senza scampo di Paolo Poeti o di Fantaghirò di Lamberto Bava. Tra qualche giorno (il primo ciak è previsto il 19 nella Francia sud occidentale, vicino Tolosa) lo attende il ruolo del romantico per eccellenza: Julien Sorel, che un grande di Francia, Gérard Philipe, aveva interpretato con successo nel ' 54 nel film diretto da Claude Autant-Lara. Per molte generazioni di spettatori francesi è ancora nella memoria l' identificazione tra Sorel e Gérard Philipe, che diede al personaggio l' insieme di innocenza e spudoratezza e la sofferta ambiguità così bene descritta da Stendhal. "Quando ho proposto Kim Rossi Stuart ai partner francesi" racconta Riccardo Tozzi, responsabile delle coproduzioni internazionali di Mediaset "ho avuto molte difficoltà: un italiano nel ruolo che fu di Philipe per loro era quasi un affronto. Ma dopo il provino che Kim ha fatto a Parigi sono rimasti entusiasti e hanno accettato la proposta italiana". Il ruolo di Madame De Renal, che diviene amante del timido ma ambizioso precettore, sarà affidato a Carole Bouquet, la bellissima attrice francese protagonista di L' oscuro oggetto del desiderio, mentre la marchesa Mathilde, sua giovane amante, per cui si scatenerà il dramma che spinge Sorel verso la tragedia, sarà l' attrice emergente Juditte Godrech. La sceneggiatura è firmata da Danielle Thompson, mentre la regia è stata affidata a Daniel De Veraeg. "Il film tv" prosegue ancora Tozzi "seguirà fedelmente il romanzo, con una sola licenza: nel tragico finale con Julien Sorel in attesa dell' esecuzione della condanna a morte, le due amanti, rivali nel cuore di Julien, si incontreranno". Le riprese dureranno dodici settimane, il film sarà ambientato nel sud della Francia e a Parigi. Il Rosso e il Nero sarà uno dei titoli più attesi della fiction della prossima stagione: Mediaset conta di trasmettere il film tra gennaio e febbraio, in due serate su Canale 5.
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